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Missionari?
In un momento di confronto intenso nel corso del quale, ieri, durante l’VIII Conferenza Regionale sulla cooperazione internazionale è intervenuto Gino Strada. Il suo è stato nello stesso tempo un richiamo e un monito anche rispetto all’uccisione dei parà in Afghanistan: “Domani torno a Khartoum dove medici e volontari di Emergency operano da anni. Nessuno ci ha mai sparato addosso perché noi non portiamo la guerra ma curiamo tutti senza distinzione. Il problema è la guerra, i governi vogliono legittimare il lavoro dei militari, alimentando un raccapricciante ritorno al militarismo. Si compra così il mondo dell’informazione e si comprano anche componenti del mondo umanitario: i soldati che sono in Afghanistan o negli altri teatri di guerra non ne possono più di prendere in braccio di bambini di fronte alla solita telecamera compiacente. La verità è che solo stando al nostro paese, per mantenere i soldati in Afghanistan, si spendono 3 milioni di euro al giorno. Se si fosse scelta la strada dell’intervento civile si sarebbero costruite diecimila scuole e seicento ospedali e nessuno ci avrebbe sparato addosso”. A chi gli chiedeva con quale spirito tornasse in Afghanistan, dopo l’attentato ai militari italiani, Gino Strada ha risposto: “Il mio lavoro non cambia, nei sette anni passati in Afghanistan non mi ricordo un giorno in cui non siano morte tante persone”.

Si avvicina il triste anniversario dell’inizio del genocidio in Afghanistan. Il prossimo 7 ottobre si conclude l’ottavo anno della una guerra di invasione in Afghanistan. Ad ogni anno che passa, non si concludono però i conti con le perdite umane di civili e di miliari. L’occupazione occidentale ha a bilancio : la morte di 21 mercenari italiani, 1.400 alleati, 6 mila tra militare e poliziotti afgani, circa 25 mila resistenti e quasi 11 mila civili afgani ( più di 3 mila civili morirono nei soli bombardamenti aerei del 2001-2002).In totale, quindi, almeno 43 mila vite umane sono state stroncate in otto anni di guerra. Di cui 36.000 Afghane.
La spedizione militare in Afghanistan è costata finora ai contribuenti della ricca,democratica,cristiana e civilizzata Italia oltre due miliardi e mezzo di euro.
All’inizio la missione aveva un costo annuo medio di circa 300 milioni di euro, ma oggi – con il progressivo invio di più uomini e mezzi – supera ampiamente il mezzo miliardo (quasi un milione e mezzo di euro al giorno).
Per la tanto propagandata ricostruzione dell’Afghanistan, l’Italia ha speso finora circa 40 milioni di euro. IN TOTALE.IN 8 anni.
In Nome Del Petrolio
Tratto dall’archivio storico del corriere della sera, sulla vera natura della brigata Folgore ,per la quale molti insegnanti sono stati costretti al minuto di silenzio:LA MISSIONE DI PACE ALLA SBARRA Stupri e sevizie: i sospetti sulla Folgore Lo scandalo scoppia il 5 giugno scorso, quando il settimanale Panorama pubblica alcune foto scattate al campo italiano di Johar il 9 aprile 1993 da un caporal maggiore, Michele Patruno. Il sottufficiale della Folgore Valerio Ercole tiene in mano due fili elettrici, collegati a un generatore. Sembra stia per attaccarli ai testicoli di un prigioniero somalo. Al quartier generale della Folgore, a Livorno, negano che si siano verificati episodi di tortura. Ercole viene sospeso dall’incarico, ma non dal servizio. Ma la settimana successiva Panorama rincara la dose pubblicando alcune foto che riprendono lo stupro di una somala penetrata da un razzo illuminante spalmato di marmellata e la sequenza in cui si vede una camionetta somala distrutta da una cannonata. Continue reading ‘Folgorati dai nostri eroi’
“A’ livella” di Feltri
Mauro Biani ci ricorda un increscioso episodio di sciacallaggio mediatico fatto successivamente al rapimento e alla morte di E. Baldoni. Quando dileggiare e infamare i morti non era funzionale alla campagna di guerra e dunque si poteva fare tranquillamente, senza la forca mediatica innescata da quello stesso Feltri che allora dirigeva Libero e che si faceva latore di “inaccettabile ironia” sulle spoglie di Baldoni. Solo che lui e Renato Farina avevano il “placet” dei servizi segreti. Volete mettere la differenza?
Enzo Baldoni libero, ma libero veramente di Mauro Biani
Lo devo ad Enzo, alla sua memoria di Uomo, alla sua voglia di capire, di vivere, e alla dignità alla grandezza d’animo della sua splendida famiglia (alla quale, se si trovasse a passare di qua, mando un abbraccio forte davvero).
La verità sulla tragica fine di Enzo Baldoni rimane ancora per tanti versi oscura. Non c’aveva capito niente nessuno: i nostri servizi segreti, la Croce Rossa di Scelli, “Libero” del Betulla Farina e del “buontempone” Feltri. E così:depistaggi, omissioni, calunnie al free lance di “Diario“, presentato durante la breve detenzione prima della tragedia, nella migliore (?) delle ipotesi come “un pirlacchione spericolato” o nella peggiore come “amico dei terroristi”. Le opinioni, finché restano opinioni, sono tutte anche dolorosamente ammissibili, quando invece diventano insulto, accanimento gratuito,campagne di denigrazione, calunnie a chi peraltro non può difendersi, sono “massacri spudorati”. Allora riporto alcuni contributi per capire meglio la questione, quello dei suoi colleghi di “Diario” (leggi: Sismi, la campagna d’Iraq) e quelli dell’”ostinato”Pino Scaccia (ad es. qui e soprattutto qui), divenuto amico di Enzo proprio in Iraq, che ha condiviso con lui l’ultimo periodo prima del rapimento. Cercano di ricostruire, di capire, e ci offrono chiavi di lettura basate sulle testimonianze dirette e sulle notizie uscite faticosamente e raccolte nel corso dei mesi, degli anni successivi. Poi ci sono le prime pagine di quei giorni di “Libero“, “in prima fila, a suonare la grancassa della denigrazione, il quotidiano della fonte «Betulla» (Renato Farina), forte di un rapporto privilegiato con il servizio segreto militare” (cfr qui). Qui sopra trovate documentazione visiva delle prime pagine di quei giorni e a fine post 2 articoli di fondo in versione integrale del duo Farina&Feltri.
Memoria e documentazione, per comprendere i fatti e le persone e per non dimenticare. Enzoprobabilmente rileggendoli ora farebbe grasse risate prendendoli fortemente per il culo. Che volete, a chi ha capito il “grande minestrone cosmico” e le complessità della vita, gli rimane naturale prendere per il culo quei piccoli omuncoli invidiosi e violenti che si agitano e sgomitano per un posto nelle “guerre-sante-infinite” dei loro minuscoli mondi. E’ molto meno faticoso riderne, ed Enzo, ne sono sicuro, sarebbe “troppo pigro per portare rancore” (cit. da Sid, “l’era glaciale”).
Di seguito, ecco i 2 fondi di “Libero” di quei giorni e l’inizio del fondo scritto alla notizia dell’omicidio di Enzo. Continue reading ‘“A’ livella” di Feltri’
Omelia
Dal sito di Don Giorgio: Se la democrazia non c’è in Italia come essere in grado di cercarla all’estero? Adesso “Lo Stato” è vicino alle famiglie: a casa, a casa, ragazzi, finché siete in tempo: abbandonate un lavoro da 8-10.000 euro al mese che può portarvi solo alla morte; tornate a casa, terra da coltivare ce ne è sempre, fate i cassintegrati, piuttosto… ma non state lì, servi dei servi dei padroni: la guerra non fa per noi!
Siamo uno dei paesi più poveri d’Europa, le vostre madri ora piangono ed i vostri padri rimpiangono di non aver saputo dire di no alle vostre mire di facili guadagni: con le armi in mano non si vince mai!
Abbandoniamo questo stato di cose, basta “missioni umanitarie”, basta portare democrazia con i mitragliatori! Abbiamo già tanto bisogno in Italia di manodopera per la ricostruzione vera delle Terre terremotate.
Missione di pace? Continue reading ‘Omelia’
Funerale dello stato
Per Natale tutti a casa

Se lo dicono loro bisogna credergli

Il Mullah Omar ha diramato la lista dei convocati per il poligono afghano.
I convocati sono 21 per regolamento possono essere 500, meglio se della folgore.
kamikaze

Arrivi e partenze


MINISTERO DELLA DIFESA
Bando d’arruolamento per l’anno 2009 di 6 volontari in ferma presso il poligono di Kabul.
Bingo
Esce il 6 sulla ruota di Kabul. La resistenza afghana folgora i mercenari fascisti in afghanistan. Un piccolo passo per la popolazione afghana, un grande passo per l’umanità.










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