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01
dic

Una donna avanti

La memoria è utile avercela buona. Primo per smentire i vecchi rincoglioniti e poi perchè ti consente di dare dei riconoscimenti. Riconosciamo all’On. Dacia Soraya Valent di aver sempre precorso i tempi. Innanzi tutto con la conversione virtuale e poi visto che buon sangue di sbirra non mente ha anticipato tutti,pure bossi,  con la sua attività di delazione contro gli extracomunitari meglio se palestinesi e  mussulmani. Che volevamo lasciar vuoto il suo CPT?

Dal Corriere della Sera: Poligami nascosti di Magdi Allam (che poi è un amico dell’On. Dacia Valent)

Sulla questione della poligamia devo delle scuse. Il 14 marzo del 2000 pubblicai su la Repubblica un’intervista con un poligamo residente a Milano e le sue tre mogli, di cui una musulmana, una convertita e una cattolica praticante, salvaguardando il loro anonimato, ritraendoli in una cornice esotica e sensazionalista da me qualificata come una «rivoluzionaria realtà sociale ». Ma a quasi sette anni di distanza prendo atto che fu un errore. Rappresentai, con toni tutto sommato positivi, un fenomeno sociale e giuridico che oggi rischia di scardinare l’istituto della famiglia monogamica che è alla base della civiltà occidentale.

Ebbene ritengo doveroso fare mea culpa, svelando ciò che allora nascosi, nel momento in cui proprio nei prossimi giorni il parlamento si appresta a dibattere una proposta di legge che di fatto rischia di legittimare la poligamia e di consegnare il presente e il futuro dell’islam d’Italia al movimento estremista dei Fratelli Musulmani, da noi rappresentato dall’Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia). Se si conosce che il personaggio in questione è Mohamed Baha’ el-Din Ghrewati, all’epoca presidente della Casa della cultura islamica, cioè la moschea di via Padova a Milano, ma soprattutto che stiamo parlando della vera eminenza grigia dell’Ucoii, si comprende il rilievo di tutt’altra natura e spessore che assume quella sua convinta e appassionata apologia della poligamia. Fino al punto da sostenere che «la società che non permette la poligamia è incivile» e che «noi musulmani proponiamo la poligamia come rimedio al fallimento della società italiana».
Tesi ribadita e sostenuta da un altro dirigente di spicco dell’Ucoii, Ali Abu Shwaima, imam della moschea di Segrate, rivelatosi anche lui poligamo praticante, con due mogli e sette figli. È stata Dacia Valent, responsabile della Iadl (Islamic Anti-Defamation League), ad annunciare a Libero di aver presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Milano accusandolo di bigamia. Ma la stessa Valent, nel suo blog www.verbavalent.com, è consapevole che difficilmente Abu Shwaima verrà sanzionato: «Non solo la Corte Costituzionale ha abrogato l’articolo 560, quello che puniva il concubinato, ma non si tratta nemmeno del reato previsto dall’articolo 556, quello sulla bigamia, visto che il secondo matrimonio è un semplice matrimonio religioso, senza alcun effetto civile».
Per la stessa ragione neppure Ghrewati rischia penalmente, dato che tutti e tre i matrimoni sono stati celebrati in moschea e non hanno effetti civili. Ed è proprio questo il punto: in Italia è possibile essere poligami di fatto senza violare formalmente la legge, anche se essa sanziona il reato di bigamia. Noi abbiamo la certezza che nelle moschee d’Italia si celebrano matrimoni poligamici, che le famiglie poligamiche stanno diventato una realtà sociale che, anche se concernesse solo l’1,5% del milione di musulmani regolari (è una stima del 2001 emersa da una mia inchiesta), si tratterebbe pur sempre di 15 mila musulmani poligami. Non è certamente casuale il fatto che tutti i dirigenti dell’Ucoii siano favorevoli alla poligamia e che diversi di loro siano effettivamente poligami.
Eppure questa gente non solo gode della totale impunità, ma sono stati prescelti come interlocutori privilegiati delle istituzioni. Sembra proprio che i deputati che hanno presentato le due proposte di legge sulla «libertà religiosa e abrogazione della legislazione sui culti ammessi» (firmatari Valdo Spini e Boato), siano essenzialmente interessati a accertare che sul piano formale non venga legittimata la poligamia, disinteressandosi del fatto che sul piano sostanziale essa è già una realtà ben radicata in Italia. Non solo, ma laddove all’articolo 28, si contempla la possibilità che l’intesa con lo Stato potrà essere firmata anche da una confessione religiosa «non avente personalità giuridica», di fatto si spalanca la porta all’Ucoii affinché monopolizzi ufficialmente il potere dell’islam in Italia.
Non vi è dubbio che sia necessario emanare leggi severe che sanzionino la poligamia, come ha chiesto la Santanché di An, condivido la proposta di espellere dall’Italia gli stranieri poligami avanzata dalla Biancofiore di Fi,ma resta il fatto che dobbiamo affrontare la realtà della poligamia esercitata da cittadini italiani musulmani tramite le moschee d’Italia. Che gli estremisti islamici pratichino la dissimulazione non mi sorprende affatto. Ma mi preoccupa che i nostri parlamentari sembrano non vedere e non capire che la sharia islamica è già praticata in Italia e che ci stiamo arrendendo a chi persegue il sogno di un’Italia islamizzata.
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Per i pochi al mondo che non conoscono  la Bio dell’On. Valent Musa ispiratrice di Paolo Jaco Giachin e dei 4 dell’ave maria della nuova sinistra italiana ecco un breve estratto : ELLA è il grande testimonial per Kilombo. Dacia Valent non è mai stata sfiorata non dico da uno scandalo, ma neanche dall’ombra di una maliziosa diceria, di una insinuazione, di un sospetto, di una maldicenza solo quegli stalker maledetti del Fulk ci hanno provato senza successo. Perchè tutti sanno chi è Dacia Valent: Un simbolo di amore verso gli altri ,le donne e i bambinii sindacatile gioiellerie, l’Italia e gli Italiani, amore verso i colleghi giustamente ricambiato . Pensate Dacia Valent è persino amata da Indymedia e mi domando come non poteva esserlo in Kilombo?

Dacia Valent è simbolo di onestà,di presenza in parlamento, di libertà,di non violenza, di amore per i mezzi pubblici,amica dei pacifisti, delrispetto della religione islamica, una che crede nel suo partito non una voltagabbana una che si venderebbe per una poltrona. Infine diciamo che questo riconoscimento dato da parte di Paolo Jaco Giachin giunge con estremo ritardo e solo dopo anni che l’on. Dacia Valent grazie all’intervento di Tisbe aveva premiato Kilombo con la sua prestigiosa associazioneInfine può vantare a Montecitorio una sala dedicata .

Dacia Valent è una donna molto impegnata nota ricercatrice ,  agronoma e progettista virtuale oltre che studiosa degli usi alternativi dei simboli della religione cattolica.



30
nov

Memoria tradita

Ascoltando l’intervista di Gino Donè Paro unico europeo ad aver partecipato attivamente alla rivoluzione cubana e vedendo gli ultimi avvenimenti occorsi in Kilombo vengono i brividi e lo schifo nel vedere come chi ha lottato ieri venga disonorato oggi da chi millanta l’essere di sinistra.

La storia di è nota, Gino parte il 25 novembre 1956 dal porto messicano di Tuxpan insieme agli 82 patrioti del battello Granma . A bordo il suo grado è quello di Tenente del Terzo Plotone comandato dal Capitano Raúl, fratello di Fidel. Gli 82 sul Granma erano: 78 cubani, più un argentino (Che), più un messicano (Alfonso), più un domenicano (Ramon), più Gino (detto El Italiano). Sul passaporto italiano c’è scritto Gino Donè, ma all’anagrafe cubana, quando si è sposato, è stato registrato col nome di Gino Donè Paro, cioè anche con il cognome materno. Dopo lo sbarco del 2 dicembre 1956, ai piedi della Sierra Maestra, e dopo il massacro di Alegria de Pio (dove circa la metà degli 82 vengono catturati e assassinati dai batistiani) Gino torna a Santa Clara, dove durante le festività natalizie partecipa ad alcune azioni di sabotaggio assieme alla guerrigliera Aleida March. Gino purtroppo è scomparso nel 2008.

Mi domando oggi Gino cosa direbbe constatando il malinconico stato della sinistra espresso da Kilombo nella versione voluta dal padrone, cosa penserebbe vedendo le azioni di :

un pirla alla Jaco,un questurino infiltrato che si deve nascondere dietro una tovaglia, una deficiente arrampicatrice sociale come la Valent (una che specula sulla pelle della sua gente), una finta agronoma e possidente di un casolare di campagna (mi chiedo se fa le ricevute fiscali, la nostra), un venditore di sole in pensione e una manica di perbenisti del cazzo che si rivelano per quello che sono.

Per chi non sapesse la Bio dell’On. Valent Musa ispiratrice di Paolo Jaco Giachin e dei 4 dell’ave maria ecco un breve estratto : ELLA è il grande testimonial per Kilombo. Dacia Valent non è mai stata sfiorata non dico da uno scandalo, ma neanche dall’ombra di una maliziosa diceria, di una insinuazione, di un sospetto, di una maldicenza solo quegli stalker maledetti del Fulk ci hanno provato senza successo. Perchè tutti sanno chi è Dacia Valent: Un simbolo di amore verso gli altri ,le donne e i bambini, i sindacati, le gioiellerie, l’Italia e gli Italiani, amore verso i colleghi giustamente ricambiato . Pensate Dacia Valent è persino amata da Indymedia e mi domando come non poteva esserlo in Kilombo?

Dacia Valent è simbolo di onestà,di presenza in parlamento, di libertà,di non violenza, di amore per i mezzi pubblici,amica dei pacifisti, del rispetto della religione islamica, una che crede nel suo partito non una voltagabbana una che si venderebbe per una poltrona. Infine diciamo che questo riconoscimento dato da parte di Paolo Jaco Giachin giunge con estremo ritardo e solo dopo anni che l’on. Dacia Valent grazie all’intervento di Tisbe aveva premiato Kilombo con la sua prestigiosa associazione. Infine  può vantare a Montecitorio una sala dedicata .

Dacia Valent è una donna molto impegnata nota ricercatrice e la agronoma e progettista virtuale oltre che studiosa degli usi alternativi dei simboli della religione cattolica.

06
ago

Pietro i-N-chino

ichino

L’unico giuslavorista buono è un giuslavorista morto.




Precariopoli

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