Archive for the 'Mistificatori' Category

23
dic

Imre Nagy controrivoluzionario e agente dell’imperialismo

E’ diverso tempo che i servi del regime neofascista hanno scatenato una martellante campagna propagandistica arrivando persino ad esaltare figure Imre Nagy controrivoluzionario e agente dell’imperialismo.
Nel caso dell’Ungheria l’obiettivo è quello di dimostrare che non si trattò di un tentativo controrivoluzionario di spaccare l’allora campo socialista, promosso dall’imperialismo, bensì di un’insurrezione popolare di carattere “democratico” e “libertario”, contro il “regime stalinista”, che precorse e preparò il “crollo del comunismo” cominciato nel 1989 con la caduta del muro di Berlino.

Sappiamo che loro sono “ex comunisti”  pentiti oggi militanti del PD  che amano fare “ricostruzioni storiche” copiando ampi stralci dal libro nero del comunismo in cui viene esaltata la controrivoluzione ungherese del ‘56.  Li conosciamo  ma siamo consci che una “vittoria” è tanto più schiacciante se a riconoscerla e a proclamarla è proprio l’ex “nemico” di ieri passato armi e bagagli nel campo del “vincitore”, come è il caso del borghese Giorgio Napolitano e del trotzkista Pietro Ingrao o di questi secidenti blogghisti di sinistra, che si sono stracciati pubblicamente le vesti per abiurare le loro posizioni di allora a favore dell’intervento sovietico.

Per noi  non c’è nessun giudizio storico da rivedere, e sui fatti ungheresi del 1956 vale ancora il verdetto che allora fu pronunciato dal movimento comunista internazionale, compreso il PCI in cui militava l’attuale inquilino del Quirinale: si trattò di un attacco controrivoluzionario al campo socialista, fomentato dall’esterno dall’imperialismo che seppe sfruttare, come ben comprese e chiarì Mao, certe contraddizioni in seno al popolo, appoggiandosi alla borghesia e alle altre classi reazionarie spodestate, nonché ad elementi revisionisti nello stesso Partito comunista ungherese, primo fra tutti il traditore Nagy, per sovvertire il regime socialista in Ungheria e portarla nella sfera occidentale e della Nato.

Del resto, fin da quando Churchill inaugurò la “guerra fredda” accusando l’Unione Sovietica di aver diviso l’Europa con una “cortina di ferro”, attacchi dall’esterno e tentativi di sovversione dall’interno si sono succeduti incessantemente negli anni del dopoguerra ai danni dei Paesi socialisti, laddove gli imperialisti individuavano dei punti deboli e occasioni di ingerenza, come a Berlino, nella Repubblica democratica tedesca, in Polonia e nella stessa Ungheria. Quello attuato in questo Paese fu il più violento e sanguinoso, un vero e proprio scatenamento del terrore bianco, con massacri ed eccidi di militanti e dirigenti comunisti, operai, soldati e civili inermi. Mancò poco che il tentativo riuscisse e l’Ungheria passasse nel campo imperialista.

Il traditore Nagy, che dalla sua posizione di dirigente del Partito comunista e primo ministro del governo si mise a capeggiare la controrivoluzione, ai primi di novembre aveva già annunciato l’uscita dell’Ungheria dal Patto di Varsavia, primo passo verso il cambiamento di campo. Proprio in quei giorni, con l’attacco anglo-franco-israeliano all’Egitto di Nasser, che aveva nazionalizzato il canale di Suez, l’imperialismo occidentale mostrava tutta la sua arroganza e aggressività sulla scena internazionale, e la spaccatura del campo socialista agendo sui suoi anelli più deboli, come l’Ungheria, faceva chiaramente parte di questa strategia.
L’intervento sovietico, sollecitato a gran voce dal movimento comunista internazionale, riuscì a sventare questo tentativo e a ristabilire il potere socialista in Ungheria e l’equilibrio internazionale; anche se ormai, dopo il XX Congresso del PCUS tenutosi proprio in quello stesso anno, il revisionismo kruscioviano andava affermandosi nell’Urss e in tutti gli altri Paesi dell’Est europeo, e dunque anche nell’Ungheria appena riconquistata al campo socialista.
Fu il revisionismo, cioè il ritorno della borghesia al potere nei Paesi socialisti con un’azione dall’interno stesso del partito e dello Stato proletari, come il colpo di Stato kruscioviano e la “destalinizzazione” in Urss che gli dettero il via, la vera causa, il vero cancro che portò nei decenni successivi alla disgregazione e al crollo dell’ormai ex campo socialista nell’Europa dell’Est.

Mao comprese perfettamente la natura controrivoluzionaria dei moti ungheresi e l’avanzare del revisionismo, che a partire dal XX Congresso del PCUS stava cambiando il volto dei Paesi socialisti, e lo spiegò nel magistrale discorso del 1957 “Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo”: “I reazionari all’interno di un paese socialista, in connivenza con gli imperialisti – spiegava – approfittano delle contraddizioni in seno al popolo per fomentare discordie e creare disordini allo scopo di far trionfare il loro complotto. Questa lezione tratta dai fatti d’Ungheria merita la nostra attenzione”. Egli fece poi tesoro di quella lezione per prevenire la restaurazione del capitalismo in Cina, promuovendo a questo scopo la Grande rivoluzione culturale proletaria e sviluppando con essa la teoria marxista-leninista di Marx, Engels, Lenin e Stalin.
Ma all’epoca dei fatti d’Ungheria i revisionisti ancora si mascheravano e non avevano preso il sopravvento nel movimento comunista internazionale, e perciò appariva chiaro che schierarsi con gli insorti equivaleva a schierarsi con l’imperialismo, la borghesia, la chiesa, i fascisti e tutta la reazione, mentre difendere l’intervento sovietico voleva dire difendere il proletariato internazionale e il socialismo. Lo stesso Togliatti scriveva allora: “È mia opinione che una protesta contro l’Unione sovietica avrebbe dovuto farsi se essa non fosse intervenuta, e con tutta la sua forza questa volta, per sbarrare la strada al terrore bianco e schiacciare il fascismo nell’uovo”.

Anche se ora sappiamo che queste posizioni di allora del vertice revisionista del PCI erano posizioni obbligate e dettate solo da opportunismo, tant’è vero che ai fatti d’Ungheria seguì l’VIII Congresso, con la “via italiana al socialismo”, che sancì definitivamente la linea revisionista e riformista di quel partito.

Non c’è dunque nessun fatto “nuovo” che possa ribaltare il giudizio sulla scelta di campo che fu fatta allora dai sinceri comunisti e da tutti i fautori del socialismo. Che lo facciano oggi dei borghesi, dei rinnegati e dei pentiti, che allora non ne ebbero il coraggio solo perché i tempi non erano ancora “favorevoli” e sarebbero stati spazzati via dal proletariato, ciò non sposta di una virgola la verità storica già acclarata.

Dobbiamo tenere fermi i verdetti storici, non facendoci influenzare dalle autocritiche dei rinnegati del comunismo, come quelle di questi giorni di Giorgio Napolitano , di Pietro Ingrao sui ‘fatti di Ungheria’ del ‘56 o dei militandi del PD.

Leggi anche : i criminali neorevisionisti

22
dic

I criminali neorevisionisti

Continuano le aggressioni e le provocazioni degli amici di Prodi, Veltroni,D’Alema, Franceschini, Bersani e del PD  ai miei post sui veri eroi del comunismo. Queste mele marce traditrici della rivoluzione  si sono convertite al consociativismo borghese e sono  i veri nemici della lotta rivoluzionaria. Non avendo argomenti politici e essendo dotati di scarsa cultura  pensano di risolvere le contraddizioni che hanno con noi, con il proletariato, il socialismo e il comunismo calunniando chi si è sacrificato nelle lotte infangandolo con quello che per loro è l’unica verità. Il libro nero del comunismo.

Ma si sbagliano di grosso poiché ciò che è scritto è scritto e nessuno potrà mai cancellarlo. In ogni caso noi non abbiamo paura.
Quello che ci preoccupa non è tanto il male e i danni che questi provocatori possono arrecare quanto l’influenza perniciosa che essi possono esercitare nei confronti dei rivoluzionari sinceri e in buona fede che credono di trovare nel PD e nei suoi affiliti la risposta giusta alla loro sete di giustizia sociale, di libertà dal capitalismo e dall’imperialismo.

E’ perciò interesse comune di tutti gli autentici comunisti, gli antifascisti conseguenti e gli antagonisti condannarli e isolarli.

Noi abbiamo già dimostrato che la loro linea politica è assolutamente inconciliabile col marxismo-leninismo-pensiero di Mao, con la via dell’Ottobre, col socialismo e con il comunismo. Ora le loro aggressioni ai marxisti-leninisti confermano nella pratica che si tratta effettivamente di gruppi provocatori al soldo della reazione, che hanno in odio il Partito del proletariato e il comunismo.

Essi si comportano, nella teoria, nella politica e nella pratica esattamente come si comportavano i trotzkistisi  nell’Urss ai tempi di Lenin e di Stalin. Da questa nostra esperienza abbiamo un elemento in più per capire quanto questi nostri maestri hanno dovuto penare per liberarsi dai controrivoluzionari e agenti della borghesia e della reazione mondiale mascherati da comunisti simili ai nostri aggressori.

Ogni sincero e onesto rivoluzionario, ma anche qualsiasi progressista e democratico, deve riflettere sul loro comportamento cominciando col chiedersi come mai essi aggrediscono i marxisti-leninisti nelle manifestazioni del loro pensiero quando  combattiamo l’imperialismo o la disoccupazione. Evidentemente non vogliono che le giuste parole d’ordine  penetrino nelle masse e che si realizzi un’ampia unità d’azione delle masse e delle organizzazioni politiche che si battono per le stesse rivendicazioni. Anziché unire dividono, anziché creare ampi fronti uniti restringono il campo dei combattenti alle sole avanguardie, anziché dare spazio ai marxisti-leninisti cercano di toglierlo loro del tutto e di emarginarli dai movimenti di lotta.
Sorge allora spontanea la domanda. Ma per chi lavorano costoro? Hanno qualcuno che protegge loro le spalle?
Certamente sì, perché è fuori dubbio, come dimostrano i fatti, che non lavorano per il proletariato, la rivoluzione socialista e la causa del socialismo.

Chi è allora che li manovra? Qualcuno che potrebbe trovarsi dentro il governo, nei servizi segreti o nel movimento neorevisionista e trotzkista.

Tutti sappiamo che è dal ‘67 che i falsi comunisti – ieri i revisionisti militanti del PCI, oggi neorevisionisti militanti  del PD e le loro coperture a “sinistra” -, le “forze dell’ordine” e la magistratura che ci vengono addosso, con provocazioni, inchieste, processi e condanne, perché sanno benissimo che solo una forte, grande e radicata ideologia marxista-leninista è in grado di riunire, organizzare e mobilitare le masse proletarie, popolari e giovanili per combattere il capitalismo e realizzare il socialismo.

Forse tutte queste forze al servizio della classe dominante borghese in camicia nera e della seconda repubblica neofascista, presidenzialista e federalista pensano che sia giunto il momento per darci il colpo di grazia  Ma si sbagliano di grosso, anche se riuscissero allo scopo non potranno mai liberarsi dello spettro del comunismo. Ci saranno sempre dei proletari rivoluzionari che rialzeranno le invincibili bandiere rosse  e sapranno riconoscere i veri  maestri e del comunismo.

vi invito a leggere:

gulag scuole di formazione e di rieducazione
imre nagy controrivoluzionario e agente dell’imperialismo
il piccone, strumento marxista lenninista di rieducazione
Pol pot un eroe rivoluzionario
Lavrentij berija un eroe moderno
Tanti auguri Joseph

14
dic

Tira fuori il Tartaglia che c’è in te

berlusconiilgioco

Berlusconi the game

14
dic

Il topino dei denti

tarty

01
dic

Una donna avanti

La memoria è utile avercela buona. Primo per smentire i vecchi rincoglioniti e poi perchè ti consente di dare dei riconoscimenti. Riconosciamo all’On. Dacia Soraya Valent di aver sempre precorso i tempi. Innanzi tutto con la conversione virtuale e poi visto che buon sangue di sbirra non mente ha anticipato tutti,pure bossi,  con la sua attività di delazione contro gli extracomunitari meglio se palestinesi e  mussulmani. Che volevamo lasciar vuoto il suo CPT?

Dal Corriere della Sera: Poligami nascosti di Magdi Allam (che poi è un amico dell’On. Dacia Valent)

Sulla questione della poligamia devo delle scuse. Il 14 marzo del 2000 pubblicai su la Repubblica un’intervista con un poligamo residente a Milano e le sue tre mogli, di cui una musulmana, una convertita e una cattolica praticante, salvaguardando il loro anonimato, ritraendoli in una cornice esotica e sensazionalista da me qualificata come una «rivoluzionaria realtà sociale ». Ma a quasi sette anni di distanza prendo atto che fu un errore. Rappresentai, con toni tutto sommato positivi, un fenomeno sociale e giuridico che oggi rischia di scardinare l’istituto della famiglia monogamica che è alla base della civiltà occidentale.

Ebbene ritengo doveroso fare mea culpa, svelando ciò che allora nascosi, nel momento in cui proprio nei prossimi giorni il parlamento si appresta a dibattere una proposta di legge che di fatto rischia di legittimare la poligamia e di consegnare il presente e il futuro dell’islam d’Italia al movimento estremista dei Fratelli Musulmani, da noi rappresentato dall’Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia). Se si conosce che il personaggio in questione è Mohamed Baha’ el-Din Ghrewati, all’epoca presidente della Casa della cultura islamica, cioè la moschea di via Padova a Milano, ma soprattutto che stiamo parlando della vera eminenza grigia dell’Ucoii, si comprende il rilievo di tutt’altra natura e spessore che assume quella sua convinta e appassionata apologia della poligamia. Fino al punto da sostenere che «la società che non permette la poligamia è incivile» e che «noi musulmani proponiamo la poligamia come rimedio al fallimento della società italiana».
Tesi ribadita e sostenuta da un altro dirigente di spicco dell’Ucoii, Ali Abu Shwaima, imam della moschea di Segrate, rivelatosi anche lui poligamo praticante, con due mogli e sette figli. È stata Dacia Valent, responsabile della Iadl (Islamic Anti-Defamation League), ad annunciare a Libero di aver presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Milano accusandolo di bigamia. Ma la stessa Valent, nel suo blog www.verbavalent.com, è consapevole che difficilmente Abu Shwaima verrà sanzionato: «Non solo la Corte Costituzionale ha abrogato l’articolo 560, quello che puniva il concubinato, ma non si tratta nemmeno del reato previsto dall’articolo 556, quello sulla bigamia, visto che il secondo matrimonio è un semplice matrimonio religioso, senza alcun effetto civile».
Per la stessa ragione neppure Ghrewati rischia penalmente, dato che tutti e tre i matrimoni sono stati celebrati in moschea e non hanno effetti civili. Ed è proprio questo il punto: in Italia è possibile essere poligami di fatto senza violare formalmente la legge, anche se essa sanziona il reato di bigamia. Noi abbiamo la certezza che nelle moschee d’Italia si celebrano matrimoni poligamici, che le famiglie poligamiche stanno diventato una realtà sociale che, anche se concernesse solo l’1,5% del milione di musulmani regolari (è una stima del 2001 emersa da una mia inchiesta), si tratterebbe pur sempre di 15 mila musulmani poligami. Non è certamente casuale il fatto che tutti i dirigenti dell’Ucoii siano favorevoli alla poligamia e che diversi di loro siano effettivamente poligami.
Eppure questa gente non solo gode della totale impunità, ma sono stati prescelti come interlocutori privilegiati delle istituzioni. Sembra proprio che i deputati che hanno presentato le due proposte di legge sulla «libertà religiosa e abrogazione della legislazione sui culti ammessi» (firmatari Valdo Spini e Boato), siano essenzialmente interessati a accertare che sul piano formale non venga legittimata la poligamia, disinteressandosi del fatto che sul piano sostanziale essa è già una realtà ben radicata in Italia. Non solo, ma laddove all’articolo 28, si contempla la possibilità che l’intesa con lo Stato potrà essere firmata anche da una confessione religiosa «non avente personalità giuridica», di fatto si spalanca la porta all’Ucoii affinché monopolizzi ufficialmente il potere dell’islam in Italia.
Non vi è dubbio che sia necessario emanare leggi severe che sanzionino la poligamia, come ha chiesto la Santanché di An, condivido la proposta di espellere dall’Italia gli stranieri poligami avanzata dalla Biancofiore di Fi,ma resta il fatto che dobbiamo affrontare la realtà della poligamia esercitata da cittadini italiani musulmani tramite le moschee d’Italia. Che gli estremisti islamici pratichino la dissimulazione non mi sorprende affatto. Ma mi preoccupa che i nostri parlamentari sembrano non vedere e non capire che la sharia islamica è già praticata in Italia e che ci stiamo arrendendo a chi persegue il sogno di un’Italia islamizzata.
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Per i pochi al mondo che non conoscono  la Bio dell’On. Valent Musa ispiratrice di Paolo Jaco Giachin e dei 4 dell’ave maria della nuova sinistra italiana ecco un breve estratto : ELLA è il grande testimonial per Kilombo. Dacia Valent non è mai stata sfiorata non dico da uno scandalo, ma neanche dall’ombra di una maliziosa diceria, di una insinuazione, di un sospetto, di una maldicenza solo quegli stalker maledetti del Fulk ci hanno provato senza successo. Perchè tutti sanno chi è Dacia Valent: Un simbolo di amore verso gli altri ,le donne e i bambinii sindacatile gioiellerie, l’Italia e gli Italiani, amore verso i colleghi giustamente ricambiato . Pensate Dacia Valent è persino amata da Indymedia e mi domando come non poteva esserlo in Kilombo?

Dacia Valent è simbolo di onestà,di presenza in parlamento, di libertà,di non violenza, di amore per i mezzi pubblici,amica dei pacifisti, delrispetto della religione islamica, una che crede nel suo partito non una voltagabbana una che si venderebbe per una poltrona. Infine diciamo che questo riconoscimento dato da parte di Paolo Jaco Giachin giunge con estremo ritardo e solo dopo anni che l’on. Dacia Valent grazie all’intervento di Tisbe aveva premiato Kilombo con la sua prestigiosa associazioneInfine può vantare a Montecitorio una sala dedicata .

Dacia Valent è una donna molto impegnata nota ricercatrice ,  agronoma e progettista virtuale oltre che studiosa degli usi alternativi dei simboli della religione cattolica.



30
nov

Livore? Memoria!

memory

Ma chi vuole coglionare il vecchio coglione quando scrive:

Un fatto è certo, Dacia non ha chiesto di essere reintegrata in Kilombo; forse era più opportuno informarsi meglio piuttosto che “vomitare” nel vuoto.

Certo che non ha bisogno di essere reintegrata d’ufficio dal proprietario perchè è già iscritta. Lo dice lei che è iscritta a Kilombo. Caro il mio vecchio coglione. Mica io. E dice che ha pure votato (magari usando libero, no scusa quello sei tu).  Tornatene a scuola che il tuo maestro ti aspetta.

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Per i pochi al mondo che non conoscono  la Bio dell’On. Valent Musa ispiratrice di Paolo Jaco Giachin e dei 4 dell’ave maria ecco un breve estratto : ELLA è il grande testimonial per Kilombo. Dacia Valent non è mai stata sfiorata non dico da uno scandalo, ma neanche dall’ombra di una maliziosa diceria, di una insinuazione, di un sospetto, di una maldicenza solo quegli stalker maledetti del Fulk ci hanno provato senza successo. Perchè tutti sanno chi è Dacia Valent: Un simbolo di amore verso gli altri ,le donne e i bambini, i sindacati, le gioiellerie, l’Italia e gli Italiani, amore verso i colleghi giustamente ricambiato . Pensate Dacia Valent è persino amata da Indymedia e mi domando come non poteva esserlo in Kilombo?

Dacia Valent è simbolo di onestà,di presenza in parlamento, di libertà,di non violenza, di amore per i mezzi pubblici,amica dei pacifisti, del rispetto della religione islamica, una che crede nel suo partito non una voltagabbana una che si venderebbe per una poltrona. Infine diciamo che questo riconoscimento dato da parte di Paolo Jaco Giachin giunge con estremo ritardo e solo dopo anni che l’on. Dacia Valent grazie all’intervento di Tisbe aveva premiato Kilombo con la sua prestigiosa associazione. Infine può vantare a Montecitorio una sala dedicata .

Dacia Valent è una donna molto impegnata nota ricercatrice ,  agronoma e progettista virtuale oltre che studiosa degli usi alternativi dei simboli della religione cattolica.

30
nov

Memoria tradita

Ascoltando l’intervista di Gino Donè Paro unico europeo ad aver partecipato attivamente alla rivoluzione cubana e vedendo gli ultimi avvenimenti occorsi in Kilombo vengono i brividi e lo schifo nel vedere come chi ha lottato ieri venga disonorato oggi da chi millanta l’essere di sinistra.

La storia di è nota, Gino parte il 25 novembre 1956 dal porto messicano di Tuxpan insieme agli 82 patrioti del battello Granma . A bordo il suo grado è quello di Tenente del Terzo Plotone comandato dal Capitano Raúl, fratello di Fidel. Gli 82 sul Granma erano: 78 cubani, più un argentino (Che), più un messicano (Alfonso), più un domenicano (Ramon), più Gino (detto El Italiano). Sul passaporto italiano c’è scritto Gino Donè, ma all’anagrafe cubana, quando si è sposato, è stato registrato col nome di Gino Donè Paro, cioè anche con il cognome materno. Dopo lo sbarco del 2 dicembre 1956, ai piedi della Sierra Maestra, e dopo il massacro di Alegria de Pio (dove circa la metà degli 82 vengono catturati e assassinati dai batistiani) Gino torna a Santa Clara, dove durante le festività natalizie partecipa ad alcune azioni di sabotaggio assieme alla guerrigliera Aleida March. Gino purtroppo è scomparso nel 2008.

Mi domando oggi Gino cosa direbbe constatando il malinconico stato della sinistra espresso da Kilombo nella versione voluta dal padrone, cosa penserebbe vedendo le azioni di :

un pirla alla Jaco,un questurino infiltrato che si deve nascondere dietro una tovaglia, una deficiente arrampicatrice sociale come la Valent (una che specula sulla pelle della sua gente), una finta agronoma e possidente di un casolare di campagna (mi chiedo se fa le ricevute fiscali, la nostra), un venditore di sole in pensione e una manica di perbenisti del cazzo che si rivelano per quello che sono.

Per chi non sapesse la Bio dell’On. Valent Musa ispiratrice di Paolo Jaco Giachin e dei 4 dell’ave maria ecco un breve estratto : ELLA è il grande testimonial per Kilombo. Dacia Valent non è mai stata sfiorata non dico da uno scandalo, ma neanche dall’ombra di una maliziosa diceria, di una insinuazione, di un sospetto, di una maldicenza solo quegli stalker maledetti del Fulk ci hanno provato senza successo. Perchè tutti sanno chi è Dacia Valent: Un simbolo di amore verso gli altri ,le donne e i bambini, i sindacati, le gioiellerie, l’Italia e gli Italiani, amore verso i colleghi giustamente ricambiato . Pensate Dacia Valent è persino amata da Indymedia e mi domando come non poteva esserlo in Kilombo?

Dacia Valent è simbolo di onestà,di presenza in parlamento, di libertà,di non violenza, di amore per i mezzi pubblici,amica dei pacifisti, del rispetto della religione islamica, una che crede nel suo partito non una voltagabbana una che si venderebbe per una poltrona. Infine diciamo che questo riconoscimento dato da parte di Paolo Jaco Giachin giunge con estremo ritardo e solo dopo anni che l’on. Dacia Valent grazie all’intervento di Tisbe aveva premiato Kilombo con la sua prestigiosa associazione. Infine  può vantare a Montecitorio una sala dedicata .

Dacia Valent è una donna molto impegnata nota ricercatrice e la agronoma e progettista virtuale oltre che studiosa degli usi alternativi dei simboli della religione cattolica.

29
nov

Psyco

psyco

La giusta ripartenza è stata data dal nostro On. Dacia Valent. Per onorare il suo curriculum iniziamo con la CULtura,quella con il cul maiuscolo. Grazie all’intervento della nostra nuova musa protettrice On. Dacia Valent prossimamente verrà presentato a montecitorio il remake di Psyco a cura del grande regista Paolo Jaco Giachin in video conferenza è previsto l’intervento di Alfred Hitchcock.  Viste le ottime relazioni del nostro politico di riferimento con gli ambienti del PDL Il film è stato patrocinato da Casa Pound. Ringraziamo ancora l’On. Dacia Valent per aver sottratto tempo per la CULtura visto i suoi numerosi impegni tra cui la ricerca e la progettazione virtuale dei campi delle fattorie oltre allo studio sull’uso alternativo dei simboli della religione cattolica.

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Informazioni aggiuntive: Per i pochi che non conoscessero l’On. Dacia Valent siamo lieti di ricordare che ELLA è il  grande testimonial per Kilombo. Dacia Valent non è mai stata sfiorata non dico da uno scandalo, ma neanche dall’ombra di una maliziosa diceria, di una insinuazione, di un sospetto, di una maldicenza solo quegli stalker maledetti del Fulk ci hanno provato senza successo. Perchè tutti sanno chi è Dacia Valent: Un simbolo di amore verso gli altri ,le donne e i bambini, i sindacati, le gioiellerie, l’Italia e gli Italiani, amore verso i colleghi giustamente ricambiato . Pensate Dacia Valent è persino amata da Indymedia e mi domando come non poteva esserlo in Kilombo?

Dacia Valent è simbolo di onestà,di presenza in parlamento, di libertà,di non violenza, di amore per i mezzi pubblici,amica dei pacifisti, del rispetto della religione islamica, una che crede nel suo partito non una voltagabbana una che si venderebbe per una poltrona. Infine diciamo che questo riconoscimento dato da parte di Paolo Jaco Giachin giunge con estremo ritardo e solo dopo anni che l’on. Dacia Valent grazie all’intervento di Tisbe aveva premiato Kilombo con la sua prestigiosa associazione. Infine A Montecitorio ha una sala dedicata .

28
nov

La giusta ripartenza di Kilombo!

Kilombo riparte con la persona giusta l’on. Dacia Valent. E diciamolo che la nostra è sicuramente un grande testimonial per Kilombo. Dacia Valent non è mai stata sfiorata non dico da uno scandalo, ma neanche dall’ombra di una maliziosa diceria, di una insinuazione, di un sospetto, di una maldicenza solo quegli stalker maledetti del Fulk ci hanno provato senza successo. Perchè tutti sanno chi è Dacia Valent: Un simbolo di amore verso gli altri ,le donne e i bambini, i sindacati, le gioiellerie, l’Italia e gli Italiani, amore verso i colleghi giustamente ricambiato . Pensate Dacia Valent è persino amata da Indymedia e mi domando come non poteva esserlo in Kilombo?

Dacia Valent è simbolo di onestà,di presenza in parlamento, di libertà,di non violenza, di amore per i mezzi pubblici,amica dei pacifisti, del rispetto della religione islamica, una che crede nel suo partito non una voltagabbana una che si venderebbe per una poltrona. Infine diciamo che questo riconoscimento dato da parte di Paolo Jaco Giachin giunge con estremo ritardo e solo dopo anni che l’on. Dacia Valent grazie all’intervento di Tisbe aveva premiato Kilombo con la sua prestigiosa associazione. Arrivederci a Montecitorio :-D

14
nov

Auguri Lula

Il presidente del Brasile incontrerà uno che non si vuol far processare per parlare di uno che non si vuol far estradare

12
nov

Grazie Ragazzi

06
nov

Soffia il vaso, infuriano gli sbirri

tisbesoffiadellaquestura

Chi fa il soffia in compagnia è  un delatore e una spia.

02
nov

Votate chiunque ma non lui

Se non volete una redazione così

delatore

Votate chiunque ma non lui!

31
ott

ANI CAGIS, APPUNTAMENTO AL CINEMA

informant

Che cosa stava pensando Swampthing? Blogger di Terrorpilot diventa improvvisamente informatore ai danni dell’aggregatore di cui era webmaster. Anche mentre collabora con la polizia, passando indirizzi IP dei commentatori del suo blog, Swampthing si immagina di venir acclamato come un eroe e premiato con una promozione. Ma prima che ciò possa accadere, la polizia gli chiede altre prove. Swampthing accetta quindi con entusiasmo figurandosi già nei panni di una sorta di agente segreto. Sfortunatamente per la polizia, il loro testimone principale viene beccato con le mani nella marmellata.

29
ott

Ritratto di famiglia

ritrattodifamiglia

Identikit di  un delatore




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