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La banalità del brutto
E’ diverso tempo che i servi del regime neofascista hanno scatenato una martellante campagna propagandistica arrivando persino ad esaltare figure Imre Nagy controrivoluzionario e agente dell’imperialismo.
Nel caso dell’Ungheria l’obiettivo è quello di dimostrare che non si trattò di un tentativo controrivoluzionario di spaccare l’allora campo socialista, promosso dall’imperialismo, bensì di un’insurrezione popolare di carattere “democratico” e “libertario”, contro il “regime stalinista”, che precorse e preparò il “crollo del comunismo” cominciato nel 1989 con la caduta del muro di Berlino.
Sappiamo che loro sono “ex comunisti” pentiti oggi militanti del PD che amano fare “ricostruzioni storiche” copiando ampi stralci dal libro nero del comunismo in cui viene esaltata la controrivoluzione ungherese del ‘56. Li conosciamo ma siamo consci che una “vittoria” è tanto più schiacciante se a riconoscerla e a proclamarla è proprio l’ex “nemico” di ieri passato armi e bagagli nel campo del “vincitore”, come è il caso del borghese Giorgio Napolitano e del trotzkista Pietro Ingrao o di questi secidenti blogghisti di sinistra, che si sono stracciati pubblicamente le vesti per abiurare le loro posizioni di allora a favore dell’intervento sovietico.
Per noi non c’è nessun giudizio storico da rivedere, e sui fatti ungheresi del 1956 vale ancora il verdetto che allora fu pronunciato dal movimento comunista internazionale, compreso il PCI in cui militava l’attuale inquilino del Quirinale: si trattò di un attacco controrivoluzionario al campo socialista, fomentato dall’esterno dall’imperialismo che seppe sfruttare, come ben comprese e chiarì Mao, certe contraddizioni in seno al popolo, appoggiandosi alla borghesia e alle altre classi reazionarie spodestate, nonché ad elementi revisionisti nello stesso Partito comunista ungherese, primo fra tutti il traditore Nagy, per sovvertire il regime socialista in Ungheria e portarla nella sfera occidentale e della Nato.
Del resto, fin da quando Churchill inaugurò la “guerra fredda” accusando l’Unione Sovietica di aver diviso l’Europa con una “cortina di ferro”, attacchi dall’esterno e tentativi di sovversione dall’interno si sono succeduti incessantemente negli anni del dopoguerra ai danni dei Paesi socialisti, laddove gli imperialisti individuavano dei punti deboli e occasioni di ingerenza, come a Berlino, nella Repubblica democratica tedesca, in Polonia e nella stessa Ungheria. Quello attuato in questo Paese fu il più violento e sanguinoso, un vero e proprio scatenamento del terrore bianco, con massacri ed eccidi di militanti e dirigenti comunisti, operai, soldati e civili inermi. Mancò poco che il tentativo riuscisse e l’Ungheria passasse nel campo imperialista.
Il traditore Nagy, che dalla sua posizione di dirigente del Partito comunista e primo ministro del governo si mise a capeggiare la controrivoluzione, ai primi di novembre aveva già annunciato l’uscita dell’Ungheria dal Patto di Varsavia, primo passo verso il cambiamento di campo. Proprio in quei giorni, con l’attacco anglo-franco-israeliano all’Egitto di Nasser, che aveva nazionalizzato il canale di Suez, l’imperialismo occidentale mostrava tutta la sua arroganza e aggressività sulla scena internazionale, e la spaccatura del campo socialista agendo sui suoi anelli più deboli, come l’Ungheria, faceva chiaramente parte di questa strategia.
L’intervento sovietico, sollecitato a gran voce dal movimento comunista internazionale, riuscì a sventare questo tentativo e a ristabilire il potere socialista in Ungheria e l’equilibrio internazionale; anche se ormai, dopo il XX Congresso del PCUS tenutosi proprio in quello stesso anno, il revisionismo kruscioviano andava affermandosi nell’Urss e in tutti gli altri Paesi dell’Est europeo, e dunque anche nell’Ungheria appena riconquistata al campo socialista.
Fu il revisionismo, cioè il ritorno della borghesia al potere nei Paesi socialisti con un’azione dall’interno stesso del partito e dello Stato proletari, come il colpo di Stato kruscioviano e la “destalinizzazione” in Urss che gli dettero il via, la vera causa, il vero cancro che portò nei decenni successivi alla disgregazione e al crollo dell’ormai ex campo socialista nell’Europa dell’Est.
Mao comprese perfettamente la natura controrivoluzionaria dei moti ungheresi e l’avanzare del revisionismo, che a partire dal XX Congresso del PCUS stava cambiando il volto dei Paesi socialisti, e lo spiegò nel magistrale discorso del 1957 “Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo”: “I reazionari all’interno di un paese socialista, in connivenza con gli imperialisti – spiegava – approfittano delle contraddizioni in seno al popolo per fomentare discordie e creare disordini allo scopo di far trionfare il loro complotto. Questa lezione tratta dai fatti d’Ungheria merita la nostra attenzione”. Egli fece poi tesoro di quella lezione per prevenire la restaurazione del capitalismo in Cina, promuovendo a questo scopo la Grande rivoluzione culturale proletaria e sviluppando con essa la teoria marxista-leninista di Marx, Engels, Lenin e Stalin.
Ma all’epoca dei fatti d’Ungheria i revisionisti ancora si mascheravano e non avevano preso il sopravvento nel movimento comunista internazionale, e perciò appariva chiaro che schierarsi con gli insorti equivaleva a schierarsi con l’imperialismo, la borghesia, la chiesa, i fascisti e tutta la reazione, mentre difendere l’intervento sovietico voleva dire difendere il proletariato internazionale e il socialismo. Lo stesso Togliatti scriveva allora: “È mia opinione che una protesta contro l’Unione sovietica avrebbe dovuto farsi se essa non fosse intervenuta, e con tutta la sua forza questa volta, per sbarrare la strada al terrore bianco e schiacciare il fascismo nell’uovo”.
Anche se ora sappiamo che queste posizioni di allora del vertice revisionista del PCI erano posizioni obbligate e dettate solo da opportunismo, tant’è vero che ai fatti d’Ungheria seguì l’VIII Congresso, con la “via italiana al socialismo”, che sancì definitivamente la linea revisionista e riformista di quel partito.
Non c’è dunque nessun fatto “nuovo” che possa ribaltare il giudizio sulla scelta di campo che fu fatta allora dai sinceri comunisti e da tutti i fautori del socialismo. Che lo facciano oggi dei borghesi, dei rinnegati e dei pentiti, che allora non ne ebbero il coraggio solo perché i tempi non erano ancora “favorevoli” e sarebbero stati spazzati via dal proletariato, ciò non sposta di una virgola la verità storica già acclarata.
Dobbiamo tenere fermi i verdetti storici, non facendoci influenzare dalle autocritiche dei rinnegati del comunismo, come quelle di questi giorni di Giorgio Napolitano , di Pietro Ingrao sui ‘fatti di Ungheria’ del ‘56 o dei militandi del PD.
Leggi anche : i criminali neorevisionisti
Una donna avanti
La memoria è utile avercela buona. Primo per smentire i vecchi rincoglioniti e poi perchè ti consente di dare dei riconoscimenti. Riconosciamo all’On. Dacia Soraya Valent di aver sempre precorso i tempi. Innanzi tutto con la conversione virtuale e poi visto che buon sangue di sbirra non mente ha anticipato tutti,pure bossi, con la sua attività di delazione contro gli extracomunitari meglio se palestinesi e mussulmani. Che volevamo lasciar vuoto il suo CPT?
Dal Corriere della Sera: Poligami nascosti di Magdi Allam (che poi è un amico dell’On. Dacia Valent)
Sulla questione della poligamia devo delle scuse. Il 14 marzo del 2000 pubblicai su la Repubblica un’intervista con un poligamo residente a Milano e le sue tre mogli, di cui una musulmana, una convertita e una cattolica praticante, salvaguardando il loro anonimato, ritraendoli in una cornice esotica e sensazionalista da me qualificata come una «rivoluzionaria realtà sociale ». Ma a quasi sette anni di distanza prendo atto che fu un errore. Rappresentai, con toni tutto sommato positivi, un fenomeno sociale e giuridico che oggi rischia di scardinare l’istituto della famiglia monogamica che è alla base della civiltà occidentale.
Per i pochi al mondo che non conoscono la Bio dell’On. Valent Musa ispiratrice di Paolo Jaco Giachin e dei 4 dell’ave maria della nuova sinistra italiana ecco un breve estratto : ELLA è il grande testimonial per Kilombo. Dacia Valent non è mai stata sfiorata non dico da uno scandalo, ma neanche dall’ombra di una maliziosa diceria, di una insinuazione, di un sospetto, di una maldicenza solo quegli stalker maledetti del Fulk ci hanno provato senza successo. Perchè tutti sanno chi è Dacia Valent: Un simbolo di amore verso gli altri ,le donne e i bambini, i sindacati, le gioiellerie, l’Italia e gli Italiani, amore verso i colleghi giustamente ricambiato . Pensate Dacia Valent è persino amata da Indymedia e mi domando come non poteva esserlo in Kilombo?
Dacia Valent è simbolo di onestà,di presenza in parlamento, di libertà,di non violenza, di amore per i mezzi pubblici,amica dei pacifisti, delrispetto della religione islamica, una che crede nel suo partito non una voltagabbana una che si venderebbe per una poltrona. Infine diciamo che questo riconoscimento dato da parte di Paolo Jaco Giachin giunge con estremo ritardo e solo dopo anni che l’on. Dacia Valent grazie all’intervento di Tisbe aveva premiato Kilombo con la sua prestigiosa associazione. Infine può vantare a Montecitorio una sala dedicata .
Dacia Valent è una donna molto impegnata nota ricercatrice , agronoma e progettista virtuale oltre che studiosa degli usi alternativi dei simboli della religione cattolica.
Der Kommissar

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Contatto
Grasso: “C’erano contatti con la mafia la strage Borsellino accelerò la trattativa”
ROMA – La trattativa con la mafia nei primi anni 90 c’è stata e anzi Cosa nostra aveva capito di poter ricattare lo Stato. A sostenerlo è il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, intervistato dal Tg3 della sera. E le sue parole rilanciano la polemica esplosa in questi giorni dopo la consegna alla Procura di Palermo delle copie di quello che il figlio di Vito Ciancimino assicura essere il “papello” elaborato da Riina per avviare la trattativa tra Stato e mafia.
E Piero Grasso spiega: “Quando Riina dice a Brusca, come lui ci riferisce, che ’si sono fatti sotto’ vuol dire che è scattato il meccanismo di ricatto nei confronti dello Stato: la strage di Falcone ha funzionato in questo modo. L’accelerazione probabile della strage di Borsellino può allora essere servita a riattivare, ad accelerare la trattativa con i rappresentanti delle istituzioni”.
Lo Stato trattò con la mafia.Domanda:perchè non lo ha detto prima ?
« In questa tomba tenebrosa e scura
giace un villan di sì difforme aspetto
che più d’orso che d’uomo avea figura,
ma di tant’alto e nobile intelletto
che stupir fece il mondo e la natura.
Mentr’egli visse fu Bertoldo detto;
fu grato al re, morì con aspri duoli
per non poter mangiar rape e fagioli. »

Il servo di Berlusconi firma tutto. Speriamo si sia ricordato di firmare anche il testamento e che si tolga dal cazzo. E’ ora di riposare. Per sempre.
Ano Zero
Normalizzata la trasmissione con i nuovi conduttori.
Evasori
Gli Agnelli a pecora. Evasi 2 miliardi di euro .E ora nazionalizzare Fiat. Tutta.
Integrazione

Napolitano. “Impegno coerente da parte delle istituzioni”

Un post violento,razzista,misogino e omofobo scritto da quel vecchio fascista truffaldino analfabeta di Claudio Francesconi, che può vantare nel suo miserando curriculum tra le tante anche l’espulsione da Kilombo insieme ai suoi camerati ha avuto come destinatari Dario e LadyTux
Desidero esprimere a loro tutta la mia solidarietà.
Assassini di Stato
Se i mercenari fascisti sono all’estero a fare stragi annichilendo bambini e civili , in Italia ci sono gli sbirri che oltre a rapire come veri boia di stato uccidono innocenti. Noi non saremo eroici come i partigiani afghani ma speriamo nel cambiamento.

Perchè mentre voi da brava carne da cannone con un solo neurone state a crepare e assassinare civili inermi sui monti dell’Afghanistan e indietreggiate respinti dai partigiani afghani il figlio del vostro capo Geronimo La Russa tra una figa e l’altra dopo una faticosa giornata da top manager si beve un cocktail alla facciazza vostra e poi via in qualche festa o in spiaggetta con i suoi bei bermuda mimetici. Bravi pirla.

In seguito ai recenti successi, Il noto stilista Baitullah Mehsud ha presentato la collezione mare summer 2009 si chiama “10,100,1000 Nassirya” le nuove divise saranno in dotazione all’8° Reggimento Genio Guastatori Paracadutisti “Folgore”.
Cosa erano andati a fare i mercenari in Iraq a Nassrya? E cosa sono andati a fare in Afghanistan?
L’Italia ha mandato le sue truppe in Iraq non per Saddam ma per l’ENI e il Petrolio e in Afghanistan non per i Talebani ma per un oleodotto (LO DICE LA BBC mica radio kabul).
I Mujaedeen,chiamiamoli con il loro nome, stanno difendendo casa loro. Credo che almeno questo principio debba essere riconosciuto se voglio che gli altri difendano il mio diritto a resistere o a combattere un invasore che viene in casa mia. Se poi iMujaedeen siano buoni o cattivi, interessa ben poco. I “cattivi” Mujaedeen quando combattevano i russi, erano, per noi e per gli americani dei “buoni alleati”. Mamma com’erano buoni!
Quindi come mai adesso i Mujaedeen sono diventati quei mostri orrendi dei Talebani? Come mai i Mujaedeen sono diventati orrendi nemici da combattere il giorno dopo che avevano fatto storie per la costruzione di un oleodotto che portasse il petrolio dal Caucaso al mare? Insomma, spero che nessuno creda davvero alle missioni di pace, alle Forze Armate come un’ordine appartenente alle suore della Beata Carità. Sono li per difendere interessi economici e giustamente i partigiani afghani fanno resistenza, si oppongono come hanno sempre fatto e come faranno. Combatteranno e elimineranno i mercenari fascisti come Alessandro di Lisio che fanno parte di una forza di invasione. W LA RESISTENZA.







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