Archive for the 'Kapò' Category

26
gen

La banalità del brutto

isidoro

Povero Isidoro non è tornato a casa.

23
dic

Imre Nagy controrivoluzionario e agente dell’imperialismo

E’ diverso tempo che i servi del regime neofascista hanno scatenato una martellante campagna propagandistica arrivando persino ad esaltare figure Imre Nagy controrivoluzionario e agente dell’imperialismo.
Nel caso dell’Ungheria l’obiettivo è quello di dimostrare che non si trattò di un tentativo controrivoluzionario di spaccare l’allora campo socialista, promosso dall’imperialismo, bensì di un’insurrezione popolare di carattere “democratico” e “libertario”, contro il “regime stalinista”, che precorse e preparò il “crollo del comunismo” cominciato nel 1989 con la caduta del muro di Berlino.

Sappiamo che loro sono “ex comunisti”  pentiti oggi militanti del PD  che amano fare “ricostruzioni storiche” copiando ampi stralci dal libro nero del comunismo in cui viene esaltata la controrivoluzione ungherese del ‘56.  Li conosciamo  ma siamo consci che una “vittoria” è tanto più schiacciante se a riconoscerla e a proclamarla è proprio l’ex “nemico” di ieri passato armi e bagagli nel campo del “vincitore”, come è il caso del borghese Giorgio Napolitano e del trotzkista Pietro Ingrao o di questi secidenti blogghisti di sinistra, che si sono stracciati pubblicamente le vesti per abiurare le loro posizioni di allora a favore dell’intervento sovietico.

Per noi  non c’è nessun giudizio storico da rivedere, e sui fatti ungheresi del 1956 vale ancora il verdetto che allora fu pronunciato dal movimento comunista internazionale, compreso il PCI in cui militava l’attuale inquilino del Quirinale: si trattò di un attacco controrivoluzionario al campo socialista, fomentato dall’esterno dall’imperialismo che seppe sfruttare, come ben comprese e chiarì Mao, certe contraddizioni in seno al popolo, appoggiandosi alla borghesia e alle altre classi reazionarie spodestate, nonché ad elementi revisionisti nello stesso Partito comunista ungherese, primo fra tutti il traditore Nagy, per sovvertire il regime socialista in Ungheria e portarla nella sfera occidentale e della Nato.

Del resto, fin da quando Churchill inaugurò la “guerra fredda” accusando l’Unione Sovietica di aver diviso l’Europa con una “cortina di ferro”, attacchi dall’esterno e tentativi di sovversione dall’interno si sono succeduti incessantemente negli anni del dopoguerra ai danni dei Paesi socialisti, laddove gli imperialisti individuavano dei punti deboli e occasioni di ingerenza, come a Berlino, nella Repubblica democratica tedesca, in Polonia e nella stessa Ungheria. Quello attuato in questo Paese fu il più violento e sanguinoso, un vero e proprio scatenamento del terrore bianco, con massacri ed eccidi di militanti e dirigenti comunisti, operai, soldati e civili inermi. Mancò poco che il tentativo riuscisse e l’Ungheria passasse nel campo imperialista.

Il traditore Nagy, che dalla sua posizione di dirigente del Partito comunista e primo ministro del governo si mise a capeggiare la controrivoluzione, ai primi di novembre aveva già annunciato l’uscita dell’Ungheria dal Patto di Varsavia, primo passo verso il cambiamento di campo. Proprio in quei giorni, con l’attacco anglo-franco-israeliano all’Egitto di Nasser, che aveva nazionalizzato il canale di Suez, l’imperialismo occidentale mostrava tutta la sua arroganza e aggressività sulla scena internazionale, e la spaccatura del campo socialista agendo sui suoi anelli più deboli, come l’Ungheria, faceva chiaramente parte di questa strategia.
L’intervento sovietico, sollecitato a gran voce dal movimento comunista internazionale, riuscì a sventare questo tentativo e a ristabilire il potere socialista in Ungheria e l’equilibrio internazionale; anche se ormai, dopo il XX Congresso del PCUS tenutosi proprio in quello stesso anno, il revisionismo kruscioviano andava affermandosi nell’Urss e in tutti gli altri Paesi dell’Est europeo, e dunque anche nell’Ungheria appena riconquistata al campo socialista.
Fu il revisionismo, cioè il ritorno della borghesia al potere nei Paesi socialisti con un’azione dall’interno stesso del partito e dello Stato proletari, come il colpo di Stato kruscioviano e la “destalinizzazione” in Urss che gli dettero il via, la vera causa, il vero cancro che portò nei decenni successivi alla disgregazione e al crollo dell’ormai ex campo socialista nell’Europa dell’Est.

Mao comprese perfettamente la natura controrivoluzionaria dei moti ungheresi e l’avanzare del revisionismo, che a partire dal XX Congresso del PCUS stava cambiando il volto dei Paesi socialisti, e lo spiegò nel magistrale discorso del 1957 “Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo”: “I reazionari all’interno di un paese socialista, in connivenza con gli imperialisti – spiegava – approfittano delle contraddizioni in seno al popolo per fomentare discordie e creare disordini allo scopo di far trionfare il loro complotto. Questa lezione tratta dai fatti d’Ungheria merita la nostra attenzione”. Egli fece poi tesoro di quella lezione per prevenire la restaurazione del capitalismo in Cina, promuovendo a questo scopo la Grande rivoluzione culturale proletaria e sviluppando con essa la teoria marxista-leninista di Marx, Engels, Lenin e Stalin.
Ma all’epoca dei fatti d’Ungheria i revisionisti ancora si mascheravano e non avevano preso il sopravvento nel movimento comunista internazionale, e perciò appariva chiaro che schierarsi con gli insorti equivaleva a schierarsi con l’imperialismo, la borghesia, la chiesa, i fascisti e tutta la reazione, mentre difendere l’intervento sovietico voleva dire difendere il proletariato internazionale e il socialismo. Lo stesso Togliatti scriveva allora: “È mia opinione che una protesta contro l’Unione sovietica avrebbe dovuto farsi se essa non fosse intervenuta, e con tutta la sua forza questa volta, per sbarrare la strada al terrore bianco e schiacciare il fascismo nell’uovo”.

Anche se ora sappiamo che queste posizioni di allora del vertice revisionista del PCI erano posizioni obbligate e dettate solo da opportunismo, tant’è vero che ai fatti d’Ungheria seguì l’VIII Congresso, con la “via italiana al socialismo”, che sancì definitivamente la linea revisionista e riformista di quel partito.

Non c’è dunque nessun fatto “nuovo” che possa ribaltare il giudizio sulla scelta di campo che fu fatta allora dai sinceri comunisti e da tutti i fautori del socialismo. Che lo facciano oggi dei borghesi, dei rinnegati e dei pentiti, che allora non ne ebbero il coraggio solo perché i tempi non erano ancora “favorevoli” e sarebbero stati spazzati via dal proletariato, ciò non sposta di una virgola la verità storica già acclarata.

Dobbiamo tenere fermi i verdetti storici, non facendoci influenzare dalle autocritiche dei rinnegati del comunismo, come quelle di questi giorni di Giorgio Napolitano , di Pietro Ingrao sui ‘fatti di Ungheria’ del ‘56 o dei militandi del PD.

Leggi anche : i criminali neorevisionisti

01
dic

Una donna avanti

La memoria è utile avercela buona. Primo per smentire i vecchi rincoglioniti e poi perchè ti consente di dare dei riconoscimenti. Riconosciamo all’On. Dacia Soraya Valent di aver sempre precorso i tempi. Innanzi tutto con la conversione virtuale e poi visto che buon sangue di sbirra non mente ha anticipato tutti,pure bossi,  con la sua attività di delazione contro gli extracomunitari meglio se palestinesi e  mussulmani. Che volevamo lasciar vuoto il suo CPT?

Dal Corriere della Sera: Poligami nascosti di Magdi Allam (che poi è un amico dell’On. Dacia Valent)

Sulla questione della poligamia devo delle scuse. Il 14 marzo del 2000 pubblicai su la Repubblica un’intervista con un poligamo residente a Milano e le sue tre mogli, di cui una musulmana, una convertita e una cattolica praticante, salvaguardando il loro anonimato, ritraendoli in una cornice esotica e sensazionalista da me qualificata come una «rivoluzionaria realtà sociale ». Ma a quasi sette anni di distanza prendo atto che fu un errore. Rappresentai, con toni tutto sommato positivi, un fenomeno sociale e giuridico che oggi rischia di scardinare l’istituto della famiglia monogamica che è alla base della civiltà occidentale.

Ebbene ritengo doveroso fare mea culpa, svelando ciò che allora nascosi, nel momento in cui proprio nei prossimi giorni il parlamento si appresta a dibattere una proposta di legge che di fatto rischia di legittimare la poligamia e di consegnare il presente e il futuro dell’islam d’Italia al movimento estremista dei Fratelli Musulmani, da noi rappresentato dall’Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia). Se si conosce che il personaggio in questione è Mohamed Baha’ el-Din Ghrewati, all’epoca presidente della Casa della cultura islamica, cioè la moschea di via Padova a Milano, ma soprattutto che stiamo parlando della vera eminenza grigia dell’Ucoii, si comprende il rilievo di tutt’altra natura e spessore che assume quella sua convinta e appassionata apologia della poligamia. Fino al punto da sostenere che «la società che non permette la poligamia è incivile» e che «noi musulmani proponiamo la poligamia come rimedio al fallimento della società italiana».
Tesi ribadita e sostenuta da un altro dirigente di spicco dell’Ucoii, Ali Abu Shwaima, imam della moschea di Segrate, rivelatosi anche lui poligamo praticante, con due mogli e sette figli. È stata Dacia Valent, responsabile della Iadl (Islamic Anti-Defamation League), ad annunciare a Libero di aver presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Milano accusandolo di bigamia. Ma la stessa Valent, nel suo blog www.verbavalent.com, è consapevole che difficilmente Abu Shwaima verrà sanzionato: «Non solo la Corte Costituzionale ha abrogato l’articolo 560, quello che puniva il concubinato, ma non si tratta nemmeno del reato previsto dall’articolo 556, quello sulla bigamia, visto che il secondo matrimonio è un semplice matrimonio religioso, senza alcun effetto civile».
Per la stessa ragione neppure Ghrewati rischia penalmente, dato che tutti e tre i matrimoni sono stati celebrati in moschea e non hanno effetti civili. Ed è proprio questo il punto: in Italia è possibile essere poligami di fatto senza violare formalmente la legge, anche se essa sanziona il reato di bigamia. Noi abbiamo la certezza che nelle moschee d’Italia si celebrano matrimoni poligamici, che le famiglie poligamiche stanno diventato una realtà sociale che, anche se concernesse solo l’1,5% del milione di musulmani regolari (è una stima del 2001 emersa da una mia inchiesta), si tratterebbe pur sempre di 15 mila musulmani poligami. Non è certamente casuale il fatto che tutti i dirigenti dell’Ucoii siano favorevoli alla poligamia e che diversi di loro siano effettivamente poligami.
Eppure questa gente non solo gode della totale impunità, ma sono stati prescelti come interlocutori privilegiati delle istituzioni. Sembra proprio che i deputati che hanno presentato le due proposte di legge sulla «libertà religiosa e abrogazione della legislazione sui culti ammessi» (firmatari Valdo Spini e Boato), siano essenzialmente interessati a accertare che sul piano formale non venga legittimata la poligamia, disinteressandosi del fatto che sul piano sostanziale essa è già una realtà ben radicata in Italia. Non solo, ma laddove all’articolo 28, si contempla la possibilità che l’intesa con lo Stato potrà essere firmata anche da una confessione religiosa «non avente personalità giuridica», di fatto si spalanca la porta all’Ucoii affinché monopolizzi ufficialmente il potere dell’islam in Italia.
Non vi è dubbio che sia necessario emanare leggi severe che sanzionino la poligamia, come ha chiesto la Santanché di An, condivido la proposta di espellere dall’Italia gli stranieri poligami avanzata dalla Biancofiore di Fi,ma resta il fatto che dobbiamo affrontare la realtà della poligamia esercitata da cittadini italiani musulmani tramite le moschee d’Italia. Che gli estremisti islamici pratichino la dissimulazione non mi sorprende affatto. Ma mi preoccupa che i nostri parlamentari sembrano non vedere e non capire che la sharia islamica è già praticata in Italia e che ci stiamo arrendendo a chi persegue il sogno di un’Italia islamizzata.
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Per i pochi al mondo che non conoscono  la Bio dell’On. Valent Musa ispiratrice di Paolo Jaco Giachin e dei 4 dell’ave maria della nuova sinistra italiana ecco un breve estratto : ELLA è il grande testimonial per Kilombo. Dacia Valent non è mai stata sfiorata non dico da uno scandalo, ma neanche dall’ombra di una maliziosa diceria, di una insinuazione, di un sospetto, di una maldicenza solo quegli stalker maledetti del Fulk ci hanno provato senza successo. Perchè tutti sanno chi è Dacia Valent: Un simbolo di amore verso gli altri ,le donne e i bambinii sindacatile gioiellerie, l’Italia e gli Italiani, amore verso i colleghi giustamente ricambiato . Pensate Dacia Valent è persino amata da Indymedia e mi domando come non poteva esserlo in Kilombo?

Dacia Valent è simbolo di onestà,di presenza in parlamento, di libertà,di non violenza, di amore per i mezzi pubblici,amica dei pacifisti, delrispetto della religione islamica, una che crede nel suo partito non una voltagabbana una che si venderebbe per una poltrona. Infine diciamo che questo riconoscimento dato da parte di Paolo Jaco Giachin giunge con estremo ritardo e solo dopo anni che l’on. Dacia Valent grazie all’intervento di Tisbe aveva premiato Kilombo con la sua prestigiosa associazioneInfine può vantare a Montecitorio una sala dedicata .

Dacia Valent è una donna molto impegnata nota ricercatrice ,  agronoma e progettista virtuale oltre che studiosa degli usi alternativi dei simboli della religione cattolica.



27
ott

Der Kommissar

derkommissar

Per maggiori informazioni sulla zecca citofonare ilBastianKontrario

18
ott

Contatto

Grasso: “C’erano contatti con la mafia la strage Borsellino accelerò la trattativa

ROMA – La trattativa con la mafia nei primi anni 90 c’è stata e anzi Cosa nostra aveva capito di poter ricattare lo Stato. A sostenerlo è il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, intervistato dal Tg3 della sera. E le sue parole rilanciano la polemica esplosa in questi giorni dopo la consegna alla Procura di Palermo delle copie di quello che il figlio di Vito Ciancimino assicura essere il “papello” elaborato da Riina per avviare la trattativa tra Stato e mafia.

E Piero Grasso spiega: “Quando Riina dice a Brusca, come lui ci riferisce, che ’si sono fatti sotto’ vuol dire che è scattato il meccanismo di ricatto nei confronti dello Stato: la strage di Falcone ha funzionato in questo modo. L’accelerazione probabile della strage di Borsellino può allora essere servita a riattivare, ad accelerare la trattativa con i rappresentanti delle istituzioni”.

Lo Stato trattò con la mafia.Domanda:perchè non lo ha detto prima ?

14
ott

Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno

« In questa tomba tenebrosa e scura
giace un villan di sì difforme aspetto
che più d’orso che d’uomo avea figura,
ma di tant’alto e nobile intelletto
che stupir fece il mondo e la natura.
Mentr’egli visse fu Bertoldo detto;
fu grato al re, morì con aspri duoli
per non poter mangiar rape e fagioli. »

04
ott

E’ ora che Napolitano cambi sede

quirinale

Il servo di Berlusconi firma tutto. Speriamo si sia ricordato di firmare anche il testamento e che si tolga dal cazzo. E’ ora di riposare. Per sempre.

26
set

Ano Zero

anozero

Normalizzata la trasmissione con i nuovi conduttori.

13
ago

Evasori

famiglia-agnelli_exc

Gli Agnelli a pecora. Evasi 2 miliardi di euro .E ora nazionalizzare Fiat. Tutta.

09
ago

Integrazione

immi1

Napolitano. “Impegno coerente da parte delle istituzioni”

28
lug

No all’omofobia, no alla misoginia

Un post violento,razzista,misogino e omofobo scritto da quel vecchio fascista truffaldino analfabeta di Claudio Francesconi, che può vantare  nel suo miserando curriculum  tra le tante anche l’espulsione da Kilombo insieme ai suoi camerati ha avuto come destinatari Dario e LadyTux
Desidero esprimere a loro tutta la mia solidarietà.

22
lug

Assassini di Stato

Se i mercenari fascisti sono all’estero a fare stragi annichilendo bambini e civili , in Italia ci sono gli sbirri che oltre a rapire come veri boia  di stato uccidono innocenti. Noi non saremo eroici come i partigiani afghani ma speriamo nel cambiamento.

20
lug

Mercenari fascisti siete proprio cretini

geronimo-la-russa-micol-sabbatini
Perchè  mentre voi da brava carne da cannone  con un solo neurone   state a crepare e assassinare civili inermi sui monti dell’Afghanistan  e indietreggiate  respinti dai partigiani afghani il figlio del vostro capo Geronimo La Russa tra una figa e l’altra dopo una  faticosa giornata da top manager si beve un cocktail alla facciazza vostra e poi via in qualche festa o in spiaggetta con i suoi bei bermuda mimetici. Bravi pirla.
larussa

18
lug

Afghanistan nuove divise per i mercenari fascisti

divisaIn seguito ai recenti successi, Il noto stilista Baitullah Mehsud ha presentato la collezione mare summer 2009 si chiama “10,100,1000 Nassirya” le nuove divise  saranno in dotazione all’8° Reggimento Genio Guastatori Paracadutisti “Folgore”.

18
lug

W la resistenza afghana, via i mercenari fascisti

Cosa erano andati a fare i mercenari in Iraq a Nassrya? E cosa sono andati a fare in Afghanistan?
L’Italia ha mandato le sue truppe in Iraq non per Saddam ma per l’ENI e il Petrolio e in Afghanistan non per i Talebani ma per un oleodotto (LO DICE LA BBC mica radio kabul).

I  Mujaedeen,chiamiamoli con il loro nome, stanno difendendo casa loro. Credo che almeno questo principio debba essere riconosciuto se voglio che gli altri difendano il mio diritto a resistere o a combattere un invasore che viene in casa mia. Se poi iMujaedeen siano buoni o cattivi, interessa ben poco. I “cattivi” Mujaedeen quando combattevano i russi, erano, per noi e per gli americani dei “buoni alleati”. Mamma com’erano buoni!

Quindi come mai adesso i Mujaedeen  sono diventati quei mostri orrendi dei Talebani? Come mai i Mujaedeen   sono diventati orrendi nemici da combattere il giorno dopo che avevano fatto storie per la costruzione di un oleodotto che portasse il petrolio dal Caucaso al mare? Insomma, spero che nessuno creda davvero alle missioni di pace, alle Forze Armate come un’ordine appartenente alle suore della Beata Carità. Sono li per difendere interessi economici e giustamente i partigiani afghani fanno resistenza, si oppongono come hanno sempre fatto e come faranno. Combatteranno e elimineranno i mercenari fascisti come Alessandro di Lisio che fanno parte di una forza di invasione. W LA RESISTENZA.




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